Come si configura il licenziamento illegittimo e come si ottiene un risarcimento

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Ci troviamo di fronte ad uno dei temi più discussi e combattuti in Italia. Il licenziamento illegittimo è, a tutti gli effetti, un argomento tabù. Se ne parla nel bene e nel male fin dal 1970, anno di approvazione dello statuto dei lavoratori. Ogni anno, un susseguirsi di proposte, idee, innovazioni e dibattiti cercano di lavorare nel tentativo di riformare il rapporto tra azienda e lavoratore in tema di lavoro. Il Licenziamento per giusta causa cosi come il licenziamento illegittimo risultano, in tutto questo discutere, i due elementi cardine sui quali difficilmente si riesce a trovare una larga intesa tra politica, aziende e sindacati. A guardar bene, quella tra datore di lavoro e lavoratore sembra essere una relazione estremamente tormentata senza ne vinti e ne vincitori, con un ruolo della politica e dei sindacati stucchevolmente autoreferenziale, incapaci di allinearsi ad un tempo che inevitabilmente avanza e cambia le cose, indipendentemente dalla loro volontà.

Licenziamento illegittimo

Licenziare un dipendente senza giusta causa: il risarcimento.

Quando parliamo di licenziamento illegittimo, stiamo parlando dell’interruzione del rapporto di lavoro per volontà del datore di lavoro. Negli ultimi anni ci sono stati due grandi riconfigurazioni di quello che, dai più, viene semplicisticamente definito l’articolo 18. Uno nella riforma Monti-Fornero e l’altro nella più recente riforma che prende il nome di Jobs Act. Per gli assunti prima del 7 marzo 2015, dunque, si applica la legge Fornero (92/2012).

Proviamo a fare un esempio. Ipotizziamo di trovarci di fronte ad un cameriere che è accusato di sottrarre del denaro dalla casse del ristorante. Se il procedimento accerta che si tratta di licenziamento illegittimo, le sanzioni possono variare dalla reintegra sul posto di lavoro più un risarcimento economico fino al massimo di 12 mensilità, oppure la solo indennità economica che in questo caso può oscillare tra le 12 e le 24 mensilità. Mentre per gli assunti a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015 fa riferimento il Jobs Act. In questo caso la sanzione è il pagamento di una indennità economica di 2 mensilità per ogni anno di lavoro svolto. In rari casi è prevista, oltre la sanzione anche il reintegro sul posto di lavoro.  Attenzione però, queste regole non sono applicabili ai dipendenti pubblici per i quali non sono previste le tutele crescenti.

Come agire se si è vittima di un licenziamento illegittimo.

Ma cosa fare qualora ci si ritenga vittime di un licenziamento illegittimo? Per prima cosa è necessario impugnarlo mediante qualsiasi atto scritto entro 60 giorni dalla notifica del licenziamento. Oltre questo termine, il lavoratore non potrà più agire in tal senso. In altre parole, passati 60 giorni, si perde ogni possibilità di esercitare il proprio diritto, anche in di fronte ad un licenziamento palesemente illegittimo. L’impugnazione può essere effettuata sia per mano del lavoratore dipendente che per mano del suo avvocato. (scelta peraltro consigliabile visto la delicatezza del tema).  Negli ultimi anni, le tempistiche processuali si sono decisamente contratte; lo chiamano “processo breve” in considerazione dei tempi ai quali ci ha abituato la giustizia Italiana. Ovviamente stiamo parlando di diversi mesi ma, tutto sommato, tempi che potremmo definire ragionevoli.

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