Stalking condominiale: cos’è e come difendersi

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Lo stalking condominiale è quel particolare tipo di stalking che si manifesta nell’ambito dei rapporti con il  vicinato. Non si tratta di un’ipotesi speciale codificata dal legislatore, bensì di una particolare applicazione giurisprudenziale della figura criminosa, resa possibile dalla formulazione degli elementi costitutivi della fattispecie non particolarmente dettagliata.

È comunque ben noto che la realtà condominiale si presta molto per sua natura allo sviluppo di contrasti che possono finire ad avere conseguenze rilevanti dal punto di visto penale. Infatti le statistiche ci raccontano che gran parte dei reati di stalking si concretizzano in condominio, dove le onnipresenti incomprensioni e intolleranze rendono gli animi dei condomini esacerbati da rancori pregressi, e possono trasformarsi in condotte persecutorie.

stalking condominiale

Quando si configura il reato di stalking condominiale?

La configurazione di reato di stalking condominiale è stata introdotta da una sentenza della corte di Cassazione (Cass. pen., sez. V, 25 maggio 2011, n. 20895), che ha esteso quanto previsto dalla legge contro gli atti persecutori, nell’art. 612 bis del Codice Penale. Fino ad allora l’accezione del termine stalking era legata, soprattutto per motivi di natura mediatica, ad atti di molestia e persecuzione messi in atto nella sfera affettiva, soprattutto da parte di ex partner, spesso uomini non rassegnati alla fine di una storia con la ex fidanzata o moglie. Tuttavia non si può negare che il delitto in esame ben può configurarsi anche al di fuori di una sfera sentimentale. Difatti la suddetta legge punisce i comportamenti di minaccia o molestia che, reiterati nel tempo, finiscono per turbare così profondamente la quotidianità delle vittime fino a provocare in loro gravi stati d’ansia o addirittura costringerli a mutare le loro abitudini e stili di vita. È quello che può succedere nei rapporti tra vicini che vivono nello stesso condominio.

Per questo la Cassazione ha chiarito il concetto di “stalking condominiale”, ovvero quella particolare configurazione di questo reato che si verifica nei casi in cui il condòmino molesta e perseguita i vicini di casa con una serie di azioni volte:

– a ingenerare in loro un fondato timore per l’incolumità propria o di un familiare;

– a costringere la vittima a cambiare le proprie abitudini.

Come ci si può difendere dallo stalking condominiale?

Le molestie perpetrate in ambito di vicinato condominiale non sono tutte uguali. Si distinguono in almeno due casistiche particolari:

  1. I comportamenti persecutori tra due soggetti sono reciproci, ovvero si assiste ad un continuo scambio bilaterale di molestie tra vicini di casa. In questo caso non è possibile parlare di stalking condominiale, e generalmente l’alterco può essere risolto in maniera informale per mezzo di una figura che compia la mediazione, ad esempio l’amministratore del condominio.
  2. Le molestie vengono rivolte in senso unilaterale nei confronti di un condomino o un gruppo di essi; in tal caso si può arrivare a sporgere denuncia per stalking

Il primo passo che la vittima può compiere per difendersi è quello dettato dal buon senso: inizialmente occorre rivolgersi al presunto persecutore e invitarlo a mettere fine ai comportamenti molesti; in questa fase può assumere un ruolo determinante l’azione mediatrice dell’amministratore.

In seconda istanza, la vittima può presentare apposita richiesta di ammonimento al Questore, per il tramite dell’autorità di pubblica sicurezza. Il Questore, qualora ritenga fondata suddetta richiesta, onde evitare al presunto colpevole un lungo e fastidioso processo penale, emette un decreto di ammonimento orale nei suoi confronti intimandogli di interrompere la sua condotta molesta.

Nel caso in cui anche questa misura si rivelasse insufficiente, la vittima può avvalersi dello strumento della querela. È possibile sporgere denuncia per stalking entro sei mesi dal verificarsi dei fatti. Il tribunale può richiedere prove (come filmati, registrazioni e altri documenti che comprovino la condotta reiterata degli atti persecutori) e testimonianze. Una volta accertata la responsabilità penale, Il Tribunale può emettere nei confronti del colpevole un’ordinanza restrittiva che gli impone delle misure atte a rendere impossibile il reiterarsi del reato, finanche l’allontanamento dall’abitazione.

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