Lo stalking arriva anche nei condomini: in crescita liti e odio tra vicini

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stalking tra vicini di casaROMA – C’è un nuovo nemico in agguato: e lo stalker della porta accanto. Non bastavano le banali liti condominiali per le molliche che ‘volano dal piano di sopra, per tv e stereo a tutto volume, per i sacchetti dell’immondizia lasciati sul pianerottolo: ora arriva anche lo stalking condominiale.

L’allarme per un fenomeno ancora non diffuso ma che può definirsi emergente arriva dall’Ammi, l’associazione degli amministratori di immobili, che consiglia agli inquilini di rivolgersi subito all’amministratore di condominio e, nel caso, alla magistratura. Ma come agisce lo stalker? I suoi mezzi per dare fastidio, mettere pressione, creare ansia e in casi estremi per incutere paura possono essere diversi: telefonate mute, scampanellate ai citofoni, rumori molesti, appostamenti nell’androne e successive ingiurie, dispetti di varia natura.

«Qui non siamo di fronte alle classiche liti fra vicini di casa, ma a una serie di atti ripetuti che hanno un chiaro intento persecuorio», sottolinea il presidente dell’Ammi Giuseppe Bica. «Magari – spiega – davanti a un torto vero o presunto ricevuto, anzichè fare un esposto c’è chi preferisce di mettere in atto una serie di vendette che si ripetono per lungo tempo, fino a distruggere l’esistenza di chi è preso di mira». Che fare, in simili casi? «Anzitutto, prima ancora di sporgere denuncia, è bene rivolgersi all’amministratore condominiale che, per ruolo e mansioni, è il rappresentante legale del condominio e può esercitare una mediazione fra gli inquilini dello stabile».

L’importante, per poter parlare effettivamente di ‘stalking’, è che «le azioni di disturbo si ripetano nel tempo. Allo scopo persecutorio dei fatti illeciti, infatti, deve aggiungersi il reiterarsi di comportamenti e atti negativi, tali da provocare uno stato di timore e ansia nel singolo e in più persone coinvolte. E che questi atti siano attestati da testimoni. A tal fine – riferisce il presidente dell’Ammi – le autorità di pubblica sicurezza possono convocare i condomini non solo come parte lesa ma anche come persone informate sui fatti».

Se l’intervento da paciere dell’amministratore non porta a risultati concreti, se lo stalker non mette fine al suo comportamento persecutorio, allora «occorre consultare un avvocato e presentare una denuncia penale. Se ci sarà un seguito giudiziario, l’amministratore condominiale sarà chiamato dal magistrato a riferire quanto è a sua conoscenza sui fatti». Se il giudice diffiderà lo stalker dal persistere nei suoi comportamenti illeciti, «potrà determinarne anche l’allontanamento dal condominio o, se è un esterno, imporgli di non avvicinarsi all’immobile entro una certa distanza. L’amministratore, in questo caso – informa Bica – darà una comunicazione ufficiale, in modo che tutti i condomini siano a conoscenza della conclusione giudiziaria del caso».

Ma da dove nasce questo odio fra vicini di casa, che può arrivare a tradursi in azioni di stalking? Il più delle volte può avere origine da cause molto banali. Sempre l’Ammi, l’associazione degli amministratori di immobili, ha condotto una ricerca e stilato una classifica dei motivi più frequenti di liti condominiali. In testa ci sono quelle che in gergo tecnico vengono definite come «immissioni», ovvero i rumori molesti e i cattivi odori che provengono dagli altri appartamenti. Si va dal ticchettio dei tacchi delle scarpe delle donne alla puzza di pesce o di cipolla, dallo spostamento di mobili in tarda ora ai volumi al massimo degli apparecchi domestici, tv e stereo in testa.

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