Insulta la rivale su Facebook: a processo per stalking online

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Stalking online

BRINDISI – Perseguitare la rivale in amore su Facebook può essere stalking online a tutti gli effetti: lo ha stabilito il gup di Brindisi che ha rinviato a giudizio una donna per aver tormentato un’altra donna nel tentativo, insistente e non del tutto educato, di convincerla a lasciare in pace il proprio fidanzato. Un uomo che la parte offesa, che ha formulato a suo tempo querela, non avrebbe però mai incontrato né importunato.
E’ una storia 2.0 quella che è transitata per le aule di giustizia di Brindisi e che ci rimarrà ancora per qualche tempo, considerato che sarà il giudice monocratico a esprimersi con sentenza sui fatti, al termine del processo che inizierà il 17 giugno prossimo.
Imputata una 37enne di Brindisi che attraverso il suo profilo Facebook avrebbe tempestato di messaggi in chat colei che riteneva stesse interferendo nella sua relazione amorosa.

I fatti risalgono al 2013, la denuncia ai carabinieri fu formulata nel novembre dello stesso anno. A conclusione delle indagini il pm Valeria Farina Valaori ha poi chiesto il rinvio a giudizio per la donna che perfino per via telematica, pur in assenza di qualsiasi contatto fisico con la controparte, avrebbe procurato un grave e perdurante stato d’angoscia e di paura alla vittima portandola “a modificare le proprie abitudini di vita”. Come? Per prima cosa dovendo rimuovere il proprio profilo sul social network, scelta forzata fatta nella speranza che la “molestatrice” ne stesse alla larga.
Poi, inoltre, costringendola a ricorrere alle cure mediche per curare l’ansia che la continua ricezione di messaggi con toni intimidatori e ingiurie varie le aveva procurato.
La storia, se osservata al netto degli strascichi giudiziari che ha avuto, è uguale a molte altre. Il motore che ne scandisce ogni fase è la gelosia, priva d’ogni fondamento secondo la denunciante, nei riguardi di un ragazzo il cui nome proprio viene più volte ribadito nelle conversazioni, a tratti monologhi, in cui si ribadisce di “lasciarlo in pace”.

La destinataria della raffica di messaggi indesiderati, a quanto raccontato ai militari dell’Arma in sede di querela, sin dal principio non aveva compreso neppure di che si stesse parlando e a chi si riferisse la presunta stalker che chattava su Facebook con le proprie generalità, senza alcun filtro o mistificazione.

Continua a leggere >

Fonte: quotidianodipuglia.it

Photo byAnonymous Account
Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Rispondi