Separazione e figli minori: il diritto dei bambini alla bigenitorialità

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separazione e figli minori

Cosa accade se il genitore non rispetta gli accordi assunti in sede di separazione o divorzio? Spesso, infatti, il conflitto tra i coniugi ha riflessi molto negativi sulla gestione del rapporto con i figli minori, vittime innocenti di tali spiacevoli situazioni. Cosa dispone la legge e la giurisprudenza a tutela del diritto dei figli a un rapporto sereno con entrambi i genitori? Risponde Maurizio Tarantino, consulente legale di Bari.

“In pendenza del giudizio di separazione o di divorzio, l’articolo 709-ter del codice di procedura civile ha previsto che l’autorità giudiziaria in caso di “…gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.

Ebbene, con la norma in esame, in caso di separazione e figli minori il legislatore ha voluto tutelare il diritto soggettivo del figlio minore alla bigenitorialità mediante due tipologie di interventi del Giudice, distinti ed autonomi gli uni dagli altri.

Il primo intervento consiste nella soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento della prole e si conclude con l’adozione di «provvedimenti opportuni». È evidente che, in questo modo, il legislatore ha tutelato il diritto del figlio minore di ricevere cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi i genitori, prevedendo uno strumento processuale in base al quale dovrebbe impedirsi ad uno dei genitori, in ipotesi di contrasto con l’altro, di assumere, unilateralmente, le decisioni di maggiore interesse per la vita dei figli, (ad es., relative alla scelta della scuola, al trasferimento della residenza ovvero alle terapie mediche da far seguire al minore). A tal proposito, la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 3 aprile 2007 n. 8362 ha meglio chiarito che il principio di bigenitorialità introdotto dalla legge n. 54 del 2006 “trova attuazione, per un verso, attraverso l’indicazione di una preferenza verso l’affidamento condiviso, e, per l’altro verso, in un modello di esercizio della potestà, ancorato al principio di responsabilità genitoriale, il quale si specifica mediante la previsione di una continuità di condivisione educativa”.

Il secondo intervento consiste, invece, nel garantire l’attuazione e l’osservanza del provvedimento di affidamento dei figli, a prescindere dall’esistenza di una controversia tra i genitori (che, pertanto, non è necessaria), ove si siano già verificate delle inadempienze o delle violazioni, da parte di uno di loro, e si conclude con l’eventuale modifica dei provvedimenti in vigore e con la possibile adozione, anche congiunta, delle misure coercitive previste nel secondo comma dell’art. 709-ter c.p.c.

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Fonte: bat.ilquotidianoitaliano.it

Photo by Obra Shalom Campo Grande
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