Separazione consensuale: modalità, tempi e costi

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

La legge italiana mette a disposizione il procedimento di separazione consensuale a quei coniugi che decidano, di comune accordo, di interrompere il loro rapporto coniugale. Il suddetto accordo prevede che i coniugi abbiano stabilito insieme i diritti relativi al patrimonio, all’assegno di mantenimento per coniuge e figli, all’affidamento degli stessi e all’assegnazione della casa coniugale. Tale accordo viene stipulato in privato tramite i legali della coppia, ma per rendersi effettivo deve essere omologato dal Tribunale con apposito provvedimento.

La modalità di separazione consensuale è preferibile rispetto alla separazione giudiziale, qualora i coniugi abbiano accordi su tutto, non solo per la minore conflittualità tra le parti, con beneficio di tutti, in primis degli eventuali figli, ma soprattutto perché la procedura risulta decisamente più snella.

separazione consensuale

Procedimento di Separazione Consensuale: tempi

Per dare inizio alla procedura di separazione consensuale, è necessario il deposito di un ricorso presso la Cancelleria del Tribunale ove almeno una delle parti ha la residenza o il domicilio. Nel fascicolo d’ufficio creato dal tribunale, oltre all’istanza vengono inseriti anche i documenti che le due parti hanno ritenuto opportuno allegare, tra i quali si segnalano i seguenti documenti per la separazione consensuale che sono  obbligatori:

  1. La dichiarazione dei redditi degli ultimi anni
  2. La copia per riassunto dell’atto di matrimonio, o un certificato di matrimonio rilasciato dal comune
  3. Lo stato di famiglia
  4. Il certificato di residenza di entrambi i coniugi

Una volta depositato il ricorso e creato il fascicolo, il Presidente del Tribunale, entro 5 giorni, convoca in udienza entrambi i coniugi, che devono comparire personalmente, al fine di espletare un tentativo di conciliazione come previsto dalla legge. I coniugi vengono ascoltati dal giudice, prima separatamente e poi congiuntamente.

Se, come consuetudine, l’intervento del presidente non è sufficiente a riconciliare le parti, questi provvede all’emanazione del decreto di omologazione delle condizioni indicate nel ricorso. A partire da questa data, i coniugi hanno 6 mesi di tempo per chiedere il divorzio.

Separazione Consensuale: omologazione e variazioni

Una volta ottenuto l’ok da parte del presidente del Tribunale, l’accordo che i due coniugi hanno stipulato viene sottoposto al giudizio collegiale dei magistrati, chiamato giudizio di omologazione. In caso di presenza di figli minori, è necessario anche il visto del Pubblico Ministero.

Accordi successivi  e revisione delle condizioni dell’omologazione

È possibile che i coniugi decidano di integrare la loro richiesta di separazione consensuale con ulteriori accordi relativi ad elementi non presenti nella prima stesura dell’istanza. Potrebbero anche decidere di integrare e revisionare i termini dell’accordi di separazione depositato. Questi provvedimenti di modifica devono essere giustificati e motivati dal presentarsi di circostanze nuove rispetto allo stato delle cose alla data di presentazione del ricorso, e diventano oggetto di valutazione da parte del giudice che può decidere di richiederne l’omologazione o meno.

La riconciliazione

Anche qualora sia già stato omologato l’accordo di separazione consensuale, rimane possibile la riconciliazione delle parti: se i coniugi decidono di ricomporre il rapporto coniugale, tornando a convivere e manifestando apertamente tale intenzione, la separazione legale viene interrotta giuridicamente.

Alternative alla separazione consensuale

Oltre al ricorso al Tribunale, i coniugi intenzionati a procedere ad una separazione consensuale hanno ulteriori due possibilità di azione: la negoziazione assistita e la separazione dinanzi al Sindaco.

La Negoziazione assistita

I legali che assistono i coniugi redigono un accordo con il quale i coniugi si impegnano a cooperare in buona fede per la buona riuscita della separazione. L’accordo va poi sottoscritto dai coniugi e dagli avvocati che ne attestano la conformità, ed assume tutti gli effetti dell’omologazione in Tribunale. È necessario tuttavia comunicare l’accordo al Pubblico Ministero in caso di presenza di figli minori e allo Stato Civile affinché si proceda alle opportune variazioni.

Separazione dinanzi al Sindaco

La separazione consensuale può anche avvenire attraverso l’invio di dichiarazioni separate che i coniugi fanno pervenire al sindaco, in veste di ufficiale di Stato Civile, del comune di residenza. Questo procedimento però non consente di concludere accordi di natura patrimoniale. Inoltre non è possibile ricorrere a questa modalità in caso di presenza di figli minori, non economicamente autosufficienti, portatori di handicap.

Separazione Consensuale: i Costi

Il costo di una separazione consensuale dipende molto dal metodo scelto per effettuarla, in quanto possono subentrare o meno gli onorari di uno o due legali (a seconda che i coniugi decidano di rivolgersi allo stesso avvocato o meno).

Se si trova l’accordo su tutto, compreso assegnazione della custodia dei figli, valutazione dell’assegno di mantenimento, assegnazione della casa matrimoniale, ecc. la spesa può variare da un minimo di 1.600 euro ad un massimo di 3.500 euro, tasse incluse.

Se si decidesse di non rivolgersi agli avvocati, si può procedere in autonomia sia rivolgendosi al Tribunale che richiedendo l’intervento del Sindaco. In tal caso si segnala il costo del contributo unificato, necessario per avviare la causa, pari a 43 euro.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Rispondi