L’ affido condiviso va garantito: il padre è capace di accudire il figlio anche se piccolo

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affido condiviso garantito

Le condizioni relative alle modalità di affidamento di un minore in tenera età non possono basarsi sulla presunta incapacità del padre a prendersene cura: il mestiere di genitore si apprende solo con l’esercizio.

Dopo la separazione, il diritto del genitore a vedere i propri figli che vivono con l’ex non può subire alcun tipo di limitazione, neanche se il figlio è ancora in tenera età e si presume che il padre possa essere inadeguato a tale compito. Qualsiasi tipo di intesa o difficoltà nella gestione degli incontri con i minori deve essere rimossa dagli ex per consentire alla prole il costante contatto con i genitori. E’ quanto emerge da una recente pronuncia del Tribunale di Milano.

L’affidamento

In caso di separazione, la regola vuole che i figli vengano affidati ad entrambi i genitori (il cosiddetto affido condiviso) e collocati in modo prevalente presso uno dei due (di solito, la madre) con pieno diritto dell’altro a frequentarli secondo un calendario concordato dalle parti ovvero, in caso di disaccordo, stabilito dal giudice. La soluzione opposta, quella cioè dell’affido esclusivo, rimane circoscritta a casi estremi di comprovata incapacità di un genitore a prendersi cura della prole e indipendentemente dalla fisiologica conflittualità esistente tra gli ex.

Non di rado accade, tuttavia, che uno dei genitori (spesso la madre), ritenendosi l’unico in grado di comprendere appieno le esigenze dei minori (specie se molto piccoli), ostacoli la conclusione degli accordi di separazione riguardanti la prole o li subordini a condizioni che finiscono col rendere l’affido condiviso più che altro una formalità. Molti padri separati si trovano così a veder calpestato il loro pieno diritto a stare con i figli dietro soluzioni consensuali solo apparenti.

Gli accordi non possono essere in danno del minore

A riguardo, però, è importante ricordare che il tribunale non può dare valore (attraverso la cosiddetta omologazione) a qualsiasi genere di accordo concluso tra i genitori: ad esempio non potrebbe mai essere omologata una convenzione in cui uno dei genitori si dichiari disponibile a rinunciare all’affidamento dei figli in quanto è un diritto del minore avere “due genitori”.

Il giudice, quindi, è libero di discostarsi da eventuali clausole che ritenga in qualche modo pregiudizievoli per i figli minori in quanto non riconoscano loro il diritto di mantenere legami con ciascun genitore e parente di questo (come i nonni) e di potersi sviluppare in un ambiente sano.

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Fonte: laleggepertutti.it – Maria Elena Casarano

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