Videoregistrazioni in luoghi pubblici: sono prove atipiche ammissibili nel processo penale

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Le videoregistrazioni in luoghi pubblici ovvero aperti o esposti al pubblico, non effettuate nell’ambito del procedimento penale, vanno incluse nella categoria dei “documenti” di cui all’art. 234, codice procedura penale, e le medesime videoregistrazioni eseguite dalla polizia giudiziaria, anche d’iniziativa, vanno invece incluse nella categoria delle prove atipiche, soggette alla disciplina dettata dall’art. 189, codice procedura penale. E’ il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione Penale, con la sentenza 22 novembre 2013 n. 46758.

Il caso trattato dalla Suprema Corte di Cassazione riguarda la valenza da attribuire alle riprese video, ai fini dell’accertamento di un reato: trattandosi di attività investigativa non ripetibile possono essere allegate al verbale e inserite nel fascicolo del dibattimento: nello specifico, le videoregistrazioni erano relative ai movimenti in entrata ed in uscita da una abitazione dalle cui sequenze gli inquirenti avevano riconosciuto nell’imputato l’autore del fatto di reato, consistente in un furto. L’articolo 234, codice procedura penale, infatti, tra le “prove documentali” ricomprende qualsiasi documento che rappresenti fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo: e’ quindi evidente come le riprese con telecamera rientrino nella “cinematografia”, e possano ritenersi, senza alcun dubbio, “prova documentale” ai fini processuali.

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Fonte: studiocataldi.it – Marco Massavelli

Photo by nolifebeforecoffee

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