Licenziamento legittimo per chi copre i furti del collega

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licenziamento legittimo

Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza 2552/15. La Corte d’appello di Firenze ha dichiarato legittimo il licenziamento intimato dalla società datrice di lavoro nei confronti del responsabile dell’ufficio commerciale, ritenuto responsabile di gravissime omissioni negli oneri di vigilanza e denuncia, a lui incombenti, in relazione a diversi episodi in cui si erano registrati ammanchi negli incassi dei parcometri gestiti dalla società, nonché ad uno specifico episodio in cui egli aveva assistito ad un vero e proprio furto delle somme incassate da parte di un collega.

L’intenzione di coprire gli ammanchi è stata ricondotta dal datore di lavoro alla previsione di legge (art. 45, r.d. n. 148/1931) che dispone la destituzione nei confronti di chi consapevolmente si appropri o contribuisca che altri si appropri di beni aziendali oppure che defraudi o contribuisca a defraudare l’azienda dei suoi beni. Il lavoratore impugna la sentenza in Cassazione lamentandosi del fatto che la condotta contestatagli non possa rientrare nella previsione della norma citata, la quale richiederebbe un concorso doloso nella commissione del fatto.

La Corte di Cassazione ritiene che le prove relative ai comportamenti del lavoratore consentono di attrarre la condotta alla consapevole complicità di fatto nei confronti del comportamento illecito del collega, caratterizzata da una gravità tale da non potersi sottrarre al provvedimento disciplinare del licenziamento legittimo. La norma applicata non richiede difatti l’accertamento di un autentico concorso doloso nella commissione del fatto, potendo trovare applicazione anche in caso di comportamenti omissivi, come accaduto nel caso concreto. Il ricorrente lamenta inoltre la violazione dell’art. 2119 del codice civile, norma che peraltro non era oggetto di contestazione, negando in tal modo la configurabilità di una giusta causa di licenziamento.

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Fonte: lastampa.it

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