Se la privacy diventa una farsa: la moglie fa beccare il marito evasore, l’Authority sanziona il detective privato. 1

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La moglie fa beccare il marito evasore ma l’Authority sanziona il detective privato

All’inizio era una storia boccaccesca, con due coniugi che litigano e in tribunale se ne danno di santa ragione. Adesso è diventato un confronto che ha avuto un’imprevista escalation e rischia di scatenare una guerra: da una parte il mondo delle società di investigazioni private, dall’altra il Garante della privacy. Il fatto è che lo scorso 30 maggio, con un provvedimento che sta già sollevando un vespaio, l’Authority ha multato una società del settore, “rea” di aver effettuato indagini sull’attività professionale di un medico senza una preventiva comunicazione nei confronti del diretto interessato. Già messa così sembra paradossale.

I protagonisti
Il fatto è che la società avrebbe scoperto che il dottore, un cardiologo (di cui naturalmente non possono essere fornite le generalità proprio per ragioni di privacy) è un evasore fiscale, perché svolge un’attività privatistica senza emettere documenti fiscali. Il tutto è stato trasfuso dalla società in un report prodotto nel giudizio di separazione che vede opposto il cardiologo alla moglie, medico pure lei. Insomma, l’investigazione era stata commissionata proprio dalla consorte per rintuzzare le pretese del marito che voleva abbassare l’entità degli alimenti corrisposti alla moglie sulla base di una precedente decisione del giudice. Il detective privato è stato condannato a pagare 12 mila euro per violazione del Codice della privacy. Ma la questione non sta certo nella multa in sé, quanto nell’affermazione di un precedente che potrebbe bloccare le attività delle società di investigazioni. Da qui alla discesa in campo di una delle maggiori associazioni rappresentative degli investigatori privati, il passo è stato breve. E quindi lo scontro con il Garante adesso coinvolge di fatto tutto il settore.

La contestazione
I tecnici dell’Authority, in buona sostanza, hanno sanzionato la società per “mancata informativa di cui all’art. 13 del Codice della privacy”. L’articolo in questione dice che “l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto”. A meno che, aggiunge il comma 5, le informazioni siano raccolte “ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive”. E proprio a questo comma si era appellata l’agenzia investigativa, visto che il report finale doveva servire alla moglie del medico per difendersi dalle pretese avanzate in giudizio dal marito, dimostrando che è un evasore fiscale. Ma il Garante della privacy già aveva respinto la posizione dell’agenzia investigativa dicendo che “l’esenzione dall’obbligo di fornire l’informativa” opera solo nel caso in cui “i dati personali non sono raccolti presso l’interessato”, ossia presso terzi. La società, invece, per scoprire le furbizie fiscali del cardiologo aveva utilizzato collaboratori che si erano finti pazienti e avevano raccolto risultanze, anche fotografiche, proprio dal diretto interessato. Tra l’altro la stessa società ha denunciato il cardiologo alla Guardia di finanza per evasione fiscale. Ma alla fine il Garante ha deciso sulla base di un’interpretazione del codice che alla società investigativa non va proprio giù. Al punto che contro la decisione scatterà un ricorso a giorni.

Il precedente
E poi l’aspetto boccaccesco. Alla separazione dei coniugi si era arrivati qualche anno fa perché il marito era stato il primo a ingaggiare una società di investigazioni che aveva scoperto i tradimenti della moglie. Ne era seguito un report investigativo. Anni dopo, quindi, per perorare le sue istanze davanti al giudice, la moglie ha deciso di rendere pan per focaccia avvalendosi degli stessi mezzi. Sul terreno rimangono le rivendicazioni delle società di investigazione che hanno sì una licenza rilasciata dalle prefetture (e lautamente pagata con tanto di polizza assicurativa), ma sulla carta non sono vincolate al rispetto di un codice deontologico. La cui adozione, semmai, dovrebbe essere stimolata dal ministero dell’interno. Adesso, complice la decisione del Garante, il settore sembra intenzionato a dare battaglia per non farsi bloccare l’attività da altri simili provvedimenti.

Fonte: www.lanotiziagiornale.it

 

Leggi l’approfondimento sull’art. 615-bis c.p. “Interferenze illecite nella vita privata” >

Photo by Carlos Delgado

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