Diritto all’anonimato: la madre naturale può revocarlo se il figlio adottato chiede informazioni su di lei

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anonimato madre adottivaCorte Costituzionale: se un figlio adottato vuole accedere a delle informazioni sulle sue origini, la madre naturale può revocare il diritto all’anonimato.

Alla madre costretta, per ragioni legate alla sua giovane età, per violenze subite o perché indigente, ad abbandonare un figlio dandolo in adozione, e’ stato da sempre riconosciuto il diritto all’anonimato e in merito allo stesso una recente sentenza della Corte Costituzionale, del 25 settembre 2013, ha stabilito una novità: “la possibilità per la madre di revocare il suo diritto all’anonimato nell’ipotesi in cui venga a conoscenza che il figlio naturale abbia chiesto l’accesso a delle informazioni sulla sua vita”.

La legge  consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica.

Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”.
Prima di questa novità, l’incontro tra la madre che aveva espresso la volontà di anonimato e il figlio naturale avveniva solo se la madre decideva di rompere l’anonimato, indipendentemente dalla richiesta del figlio.

Invece, con la sentenza del 25 settembre 2013 la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 28, settimo comma  L. 184/83, nella parte in cui non prevede la possibilità per la madre di revocare il diritto all’anonimato espresso al momento della nascita.
Di conseguenza, la Corte Costituzionale ha stabilito che: ” se il figlio chiede di poter accedere ad informazioni circa le proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all’anonimato, può revocarlo.”

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Fonte: studiocataldi.it – Barbara Pirelli

Photo by real00

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