Concorrenza sleale, marchio e patto di non concorrenza: le ultime sentenze

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concorrenza sleale

Tutela delle parole di uso comune quando la variante è puramente formale allo scopo di effettuare solo una contraffazione. Passiamo in rapida rassegna alcune pronunce in materia di concorrenza sleale, marchi, brevetti e patto di non concorrenza.

1 CONCORRENZA SLEALE

È esclusa la concorrenza sleale quando le due imprese non risultano in competizione nello stesso settore. Così è, per esempio, se un gruppo ha attività più ampie e ramificate dell’altro.

È vero: ben può configurarsi la concorrenza sleale fra due aziende che operano nello stesso settore, ma se i due gruppi non risultano veri competitor perché non operano nello stesso settore produttivo, allora non vi è illecito.

Lo ha chiarito una sentenza della Cassazione n. 2081/15 del 5.02.2015 nell’ambito di una controversia fra Mediaset e il gruppo l’Espresso sorta all’epoca della legge Gasparri dedicata alla disciplina dei media e delle comunicazioni.

Affinché possa configurarsi un atto di concorrenza sleale, si legge in sentenza, il presupposto è che sussista una situazione di competizione tra due o più imprenditori, il che presuppone l’esercizio contemporaneo di una stessa attività industriale o commerciale in un ambito territoriale anche soltanto potenzialmente comune. L’atto scorretto, dunque, non si può verificare quando manca il presupposto rappresentato dal rapporto di concorrenzialità. E, nel caso in cui uno dei due rivali ha attività più ampia e ramificata, non risulta giuridicamente concepibile un atto di concorrenza sleale.

2 PATTO DI NON CONCORRENZA

Il patto di non concorrenza che l’azienda fa firmare al proprio dipendente non può estendersi in un ambito territoriale eccessivamente esteso come, per esempio, in tutto il mondo. Così, secondo il Tribunale di Bari, è nullo il patto di non concorrenza esteso a tutte le attività prestate in Europa, Asia e America dal lavoratore in favore di aziende concorrenti a quella dell’ex datore di lavoro.

L’accordo con cui il datore di lavoro vincola il dipendente, per un determinato periodo di tempo, a non compiere attività in concorrenza con il lavoro precedente deve essere contenuto entro determinati limiti di oggetto, tempo e luogo. Tali limiti, nonostante la dimensione ormai globalizzata dell’economia, non possono essere estesi a tutto il pianeta e comportare così una compressione significativa della professionalità e della potenzialità reddituale del lavoratore.

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Fonte: business.laleggepertutti.it

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Photo by Jos Dielis
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