Cassazione: le videoriprese non comunicative non sono intercettazioni ambientali

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intercettazioni ambientali

Sentenza Cassazione: le videoriprese non comunicative non sono intercettazioni ambientali

In tema di intercettazioni, possono essere acquisite come prove documentali atipiche, le videoriprese non comunicative inerenti ad attività svolte in dimora privata, sempre che sia stata acconsentita l’installazione delle videocamere, e la conseguente acquisizione del materiale probatorio, da parte del proprietario dell’appartamento, ossia del legittimo titolare del diritto, disponibile, alla riservatezza del domicilio. In questi casi, il titolare di tale diritto, rinuncia alla tutela dello stesso in modo consapevole, e perciò non dovrà ritenersi necessaria la preventiva autorizzazione del giudice. E’ stato così deciso dalla Cassazione nella sentenza 25177/14.

Il caso 

Il giudice di primo grado assolveva gli imputati per non aver commesso il fatto, poiché le imputazioni, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, non avevano trovato riscontro, dovendosi ritenere inutilizzabili le risultanze di videoriprese effettuate all’interno di un appartamento.

Nonostante il proprietario del suddetto appartamento, imputato in un procedimento connesso, avesse acconsentito all’installazione delle microtelecamere, su autorizzazione del Procuratore, il giudice di merito riteneva inutilizzabili le riprese perché eseguite entro una dimora privata, comportandone l’illiceità come mezzo di prova. Il giudice di secondo grado riformava però la decisione, condannando gli imputati. I soccombenti ricorrevano quindi in Cassazione, lamentando l’inutilizzabilità delle videoriprese, essendo venuto a mancare il consenso imputati, domiciliato anch’essi presso il suddetto appartamento.

La Corte d’appello aveva rilevato come la tutela dei diritti fondamentali possa venir meno per esigenze processuali probatorie, per cui anche le videoriprese di tipo non comunicativo, in privata dimora, dovrebbero ritenersi valide e lecite, se autorizzate dal giudice con la procedura prevista per le intercettazione, ex art. 266 c.p.p.. Tuttavia, nel caso in esame, il proprietario dell’appartamento, titolare del diritto alla riservatezza del domicilio, aveva autorizzato le riprese, perciò, a fortiori, secondo il Giudice territoriale, non era nemmeno necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Osservava, poi, il giudice che,non essendo stati captati rapporti comunicativi tra i soggetti all’interno dell’appartamento, le videoriprese non potevano essere equiparate alle intercettazioni ambientali, ritenendo ad esse non applicabile la medesima disciplina. Si trattava invece di prova documentale atipica utilizzabile ai sensi degli artt. 191 e 234 c.p.p..

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Fonte: lastampa.it

Photo by Petr Novák, Wikipedia
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