Come funziona il recupero crediti? I Passaggi da fare per farsi pagare

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  • I crediti incagliati sono indubbiamente una delle cause principali di sofferenza aziendale e, qualora interessino una fetta importante del giro di affari di un’azienda, potrebbero anche portarla al fallimento. È forte quindi l’esigenza di vedere tutelato il proprio investimento in termini economici, lavorativi ed occupazionali, per questo motivo esiste un iter legale atto a perseguire quanto spetta al creditore. Tuttavia anche questa strada talvolta si rivela insufficiente, e risulta necessario rivolgersi a società specializzate del settore investigativo e finanziario.

Recupero Crediti

Procedura di recupero crediti per vie legali

L’azienda creditrice, che dopo i vari solleciti bonari indirizzati al debitore non si veda corrisposto il credito spettante, si rivolge al proprio legale di fiducia (o all’ufficio legale interno) per procedere ad una specifica procedura di controversia, regolata dal codice civile, che porti nel giro di qualche settimana al recupero dei crediti. Tale procedura si articola in vari passaggi:

1. Messa in mora

Il primo passo da compiere per avviare la procedura consiste nell’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo del debitore, allo scopo di intimargli per iscritto il pagamento del debito dovuto entro un termine massimo dalla ricezione della missiva, solitamente un lasso di tempo intorno ai 15 giorni. Nella lettera, che costituisce la messa in mora del debitore, si specifica che allo scadere del suddetto termine si procederà alla denuncia alle competenti autorità giudiziarie al fine di tutelare i propri diritti.

Esistono 3 casi particolari in cui questo passaggio non è necessario, e sono elencati nell’art. 1219 del Codice Civile:

  • – Il credito vantato deriva da un illecito compiuto dal debitore
  • – Il debitore ha dichiarato per iscritto che non intende eseguire l’obbligazione
  • – La prestazione deve essere eseguita al domicilio del creditore ed è scaduto il termine per adempiere.

2. Ricorso per Decreto Ingiuntivo

Una volta decorso il termine concesso al debitore nella lettera di messa in mora senza risultati, il creditore può procedere giudizialmente. Ciò consiste nel presentare al giudice competente un ricorso per decreto ingiuntivo. Se il credito vantato è inferiore a 5.000 euro ci si deve rivolgere al giudice di Pace, altrimenti l’istanza va presentata al Tribunale.

A questo punto il giudice può accettare la richiesta e ingiungere al debitore il pagamento, rigettare il ricorso o sospendere il giudizio per richiedere della documentazione integrativa. Nel caso di emissione del decreto ingiuntivo, il legale del creditore deve notificarlo al debitore entro 60 giorni dalla data di emissione. Il debitore ha a sua volta a disposizione 40 giorni dalla data di notifica per proporre un’opposizione al decreto indirizzato al giudice che l’ha emesso. In tal caso, si apre un procedimento ordinario al vaglio del giudice. Qualora invece il debitore non proponga opposizione, ma comunque non onori il suo debito, si passa allo step successivo.

3. Atto di precetto

È la richiesta che il legale del creditore, trascorsi i 40 giorni dalla notifica al debitore, indirizza al giudice per richiedergli di apporre la formula esecutiva al decreto ingiuntivo notificato e redigere il precetto. Si tratta di un atto che intima al debitore di adempiere all’obbligo entro un termine stabilito (non inferiore a 10 giorni), comunicando che in caso di ulteriore mancato adempimento si procederà a esecuzione forzata.

4. Pignoramento

Una volta scaduto il termine indicato nel Precetto, si procede infine all’esecuzione forzata nei confronti del debitore. Essa inizia con il pignoramento, ovvero un’ingiunzione del giudice che intima al debitore l’espropriazione di beni. Il pignoramento può essere di 3 tipi:

  • – Pignoramento Mobiliare
  • – Pignoramento Immobiliare
  • – Pignoramento presso terzi.

 

Agenzia di Recupero Crediti

Come si può evincere, la procedura di recupero crediti regolata dal codice civile è articolata e fittamente regolamentata, per cui le possibilità che si raggiunga il pieno incasso del corrispettivo dovuto da parte di un cattivo pagatore, senza cadere in lungaggini burocratiche o processi ordinari interminabili, è decisamente esigua. Si pensi poi a grosse realtà aziendali come banche, finanziarie, istituti di credito, ma anche fornitori di utenze come telefonia, energia elettrica, gas, che hanno un elevato numero di potenziali insoluti. Per queste aziende risulta molto dispendioso seguire direttamente le attività di recupero crediti, pertanto è consueto che esse si rivolgano a società specializzate, le quali si accollano l’onere di rintracciare il debitore ed esigere il dovuto, dietro pagamento di un corrispettivo spesso valutato in percentuale sul debito o comunque in proporzione ai traguardi raggiunti.

Factoring: l’ultima possibilità di recuperare il credito

Una volta che sia la procedura di recupero crediti per vie legali che la cessione della pratica ad una società di recupero crediti siano risultate inefficaci, l’azienda creditrice si ritrova con un credito vantato dal quale risulterà sostanzialmente impossibile riuscire a ricavare anche una parte del dovuto. A tal punto, il diritto di esigere il debito può essere ceduto in toto ad una società terza, che ne acquisisce la titolarità e potrà procedere per suo conto alla riscossione del debito sospeso. Il prezzo di cessione del debito è piuttosto basso, in genere si attesta sul 3% del totale del debito, ma questo importo viene incassato subito dalla società creditrice, che vede, almeno in minima parte, riconosciuto un introito immediato legato ad un credito ormai ritenuto perso.

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