Licenziamento del lavoratore per malattia: in quali casi è legittimo?

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Secondo quanto previsto dal nostro ordinamento il licenziamento di un dipendente a causa della malattia è vietato. La legge infatti impone al datore di lavoro di conservare il posto di lavoro del lavoratore in malattia fino al suo rientro. Esistono solo due casi in cui il licenziamento per malattia prolungata è legittimo: quello del superamento del cosiddetto “periodo di comporto” e quello dello “scarso rendimento”. Una terza possibilità riguarda poi il licenziamento in malattia per motivi slegati dalla malattia stessa (come ad esempio una crisi aziendale). Analizziamo nel dettaglio queste tre possibilità.

licenziamenti per malattia

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

Come premesso, il licenziamento per malattia prolungata del lavoratore è vietato dalla legge. Tale divieto però incontra il limite del cosiddetto “periodo di comporto”: un periodo massimo stabilito dalla legge o dai contratti collettivi, superato il quale il lavoratore può subire un licenziamento per malattia. La durata di tale periodo, per gli impiegati è stabilito dalla legge (3 o 6 mesi a seconda dell’anzianità di servizio del dipendente) mentre per gli operai viene definito di volta in volta dai contratti collettivi di riferimento. È importante sottolineare che non è comunque possibile licenziare un dipendente per superamento del periodo di comporto nel caso in cui la malattia sia stata provocata o aggravata dalle condizioni nocive del luogo di lavoro.

Licenziamento per scarso rendimento

L’altra possibile deroga alla regola generale di non licenziabilità del dipendente in malattia non è stabilita dalla legge, ma è frutto della recente giurisprudenza. Si tratta dei casi in cui un dipendente, a causa delle numerose assenze per malattia (anche non continuative), provochi un grave danno all’organizzazione del lavoro. In tal caso, anche se il numero di assenze del dipendente non supera quello previso dal comporto, al datore di lavoro è concessa la possibilità di licenziamento per malattia. Naturalmente, per poter procedere legittimamente, è onere del datore di lavoro dimostrare di aver subito un danno proprio a causa delle ripetute assenze del dipendente. La prova della scarsa efficienza del lavoratore rispetto ai colleghi va effettuata secondo criteri oggettivi e quantificabili, pena l’immediata reintegra del lavoratore.

Licenziamento in malattia per motivi oggettivi o soggettivi

Esiste infine la possibilità di licenziare un dipendente assente per malattia per motivi slegati dalla malattia stessa. È il caso, ad esempio, di una crisi aziendale (o di una ristrutturazione interna) che renda necessaria la riduzione del personale (si tratta in tal caso del cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo). Oppure può accadere che sia lo stesso lavoratore a offrire una causa di licenziamento attuando comportamenti gravemente colposi. È il caso, ad esempio, del lavoratore in malattia che, ripetutamente, non si faccia trovare in casa al momento delle visite fiscali. O di quello che resti a casa a causa di una malattia ma eviti di informare della sua assenza il datore di lavoro. Quest’ultimo, se riuscisse a fornire le prove di tali comportamenti, potrebbe in questi casi, ricorrere al licenziamento per assenza ingiustificata.

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