Quando è legittimo licenziare un dipendente per assenza ingiustificata

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L’assenteismo sul lavoro può comportare conseguenze molto negative per il lavoratore. L’azienda, infatti, potrebbe arrivare a licenziare un dipendente a causa delle sue continue assenze soprattutto quando queste provochino seri problemi organizzativi. Perché, però, il licenziamento del lavoratore assenteista sia considerato legittimo è necessario che le assenze siano ingiustificate. Vediamo dunque cosa prevede al riguardo il nostro ordinamento.

licenziamento per assenza ingiustificata

Licenziamento assenza ingiustificata: cosa prevede la legge

La regola generale prevista dal nostro ordinamento è che qualora un lavoratore si assenti o si allontani dal proprio posto di lavoro, senza una valida motivazione e comunque senza averlo comunicato, nei tempi e modi prescritti, al datore di lavoro o alla persona preposta dall’azienda a raccogliere questo tipo di informazioni, può essere licenziato. È importante sottolineare, però, che in caso di controversia il giudice non può limitarsi ad appurare l’avvenuta violazione delle regole previste in tema di comunicazione delle assenze e a comminare la corrispondente sanzione prevista dal contratto collettivo di riferimento. Sarà, infatti, suo compito anche effettuare una valutazione complessiva della gravità dell’infrazione ai fini della proporzionalità della sanzione. Non è escluso dunque che, nonostante la provata assenza ingiustificata del lavoratore, questi venga dal giudice reintegrato nel posto di lavoro. Detto ciò, si rendono necessarie alcune precisazioni: quando un’assenza può ritenersi “ingiustificata”? E quanto a lungo un dipendente deve assentarsi per essere passibile di licenziamento?

Quando un’assenza può ritenersi “ingiustificata”?

Un’assenza è ingiustificata tutte le volte in cui un dipendente non si rechi sul posto di lavoro all’orario previsto e non si premuri di comunicare le ragioni della sua assenza al datore di lavoro (o, peggio, quando decida di fornire all’azienda informazioni non veritiere). Per essere in regola, il lavoratore deve comunicare al datore di lavoro i motivi dell’assenza o del ritardo entro un tempo variabile a seconda dei diversi contratti collettivi (di solito si tratta di un lasso di tempo compreso tra le 24 e le 48 ore). Naturalmente, per giustificare il licenziamento, l’assenza ingiustificata deve protrarsi per un tempo minimo in grado di danneggiare l’organizzazione del lavoro in azienda. Il licenziamento non può certo trovare legittimazione in un’assenza (o ritardo) di pochi minuti. La durata minima di un’assenza che possa ritenersi ingiustificata è stabilita dai contratti collettivi. Di solito, si parla di un minimo di tre giorni di assenza.

Assenza ingiustificata lavoro per malattia: il licenziamento è legittimo?

Abbiamo analizzato i casi in cui un lavoratore decida di non recarsi in azienda e di non comunicarlo al datore di lavoro. Può accadere, però, che il motivo (non comunicato) dell’assenza dal posto di lavoro sia uno stato di malattia. In tal caso, grava sul lavoratore l’onere di dimostrare che il motivo per cui non ha giustificato la sua assenza, nei tempi e nei modi adeguati, sia lo stato di necessità causato dalle gravi condizioni della patologia. In mancanza di tale prova, anche l’assenza per malattia, se non giustificata, consente al datore di lavoro di procedere legittimamente al licenziamento.

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