Inammissibile la reintegrazione del dipendente se si riserva di agire per l’accertamento della qualifica dirigenziale

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reintegrazione del dipendente

Inammissibile la reintegrazione del dipendente se si riserva di agire per l’accertamento della qualifica dirigenziale

Con ricorso ex art. 1, commi 48 e ss della L. 18 giugno 2012 n. 92 (legge Fornero), un dipendente con qualifica di quadro ha lamentato la pretesa illegittimità del licenziamento a lui intimato per giusta causa, chiedendo di essere reintegrato in servizio ex art. 18 St. Lav..

Successivamente alla notifica del ricorso, il lavoratore ha inviato all’azienda anche una lettera con cui – a mezzo dei propri legali – ha rivendicato la qualifica dirigenziale del rapporto di lavoro, riservandosi di agire – successivamente al ricorso ex “legge Fornero” – per il pagamento di asserite differenze retributive e dell’indennità prevista dal CCNL dirigenti industria, in ipotesi di licenziamento ingiustificato.

Costituendosi in giudizio, la società ha eccepito l’inammissibilità del ricorso, evidenziando che le pretese avanzate dal lavoratore con la propria lettera di cui sopra sono incompatibili con la domanda di reintegrazione.

Nell’ambito del tentativo di conciliazione, il lavoratore ha rifiutato una generosa proposta transattiva formulata dal giudice, e da quest’ultimo fortemente caldeggiata, rimarcando che tale ipotesi – a suo dire – non avrebbe tenuto conto delle pretese economiche che il medesimo lavoratore intende far valere, in relazione alla qualifica dirigenziale, con il separato giudizio anticipato dalla propria missiva all’azienda.

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Fonte: linkis.com – Tommaso Targa, Trifirò & Partners Avvocati

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