Come licenziare un dipendente. Analizziamo la giusta causa

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Come licenziare un dipendente per giusta causa? Cerchiamo di capire. Siamo certamente in uno dei temi più controversi e complessi nel rapporto tra datore di lavoro e dipendente. Un tema così “importante” da essere discusso e trattato frequentemente dalla politica e dai sindacati. In qualche modo nell’immaginario collettivo si ha la sensazione (più o meno vera) che fino ad oggi ci sia stato uno sbilanciamento della legge e dei giudici nel tutelare maggiormente il dipendente a discapito dell’imprenditore. Vero o non vero che sia, è giusto notare che i tempi cambiano velocemente e quella che si sta facendo strada è l’esigenza di armonizzare questo rapporto, questo “matrimonio” lavorativo trovando nuovi equilibri e nuove parole d’ordine, meno ingessate più partecipative aumentando il valore aggiunto per entrambe le parti.

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LICENZIARE UN DIPENDENTE

Per poter licenziare un dipendente si devono innescare specifiche dinamiche che riguardano due cose essenzialmente: la condotta del lavoratore (motivazioni per il licenziamento per giusta causa) o la situazione in cui si trova l’azienda (licenziamento per motivo oggettivo).

È bene dire che licenziare un dipendente per giusta causa, si può. Ma è altrettanto bene sapere che il significato di “giusta causa” pur normato, non è determinato esplicitamente dalla legge (Art. 2119 del Codice Civile). Di fatto è il Giudice che può rilevare la giusta causa per licenziare un dipendente, attenendosi strettamente alla giurisprudenza, solo se viene accertata in modo concreto e non come fatto astratto. Ma quali sono i motivi più frequenti che la giurisprudenza considera ‘giusta causa’, ecco una casistica:

  • Violazione del patto di non concorrenza
  • Assenteismo
  • Scorretto uso dei permessi per ex legge 104/92
  • Falso infortunio e falsa malattia del dipendente
  • Rifiuto ingiustificato e reiterato del dipendente ad eseguire la prestazione lavorativa
  • Abbandono ingiustificato del posto di lavoro da parte del dipendente, con conseguente messa in mancanza di sicurezza degli impianti e possibile mancanza di incolumità delle persone
  • Falsa timbratura del cartellino
  • Insubordinazione
  • Rifiuto del dipendente a riprendere il lavoro dopo che è stata constatata l’insussistenza di una malattia con una visita medica fiscale
  • Il dipendente lavora per terzi durante il periodo di malattia pregiudicandone la guarigione
  • Il dipendente sottrae beni all’azienda

LICENZIARE PER GIUSTA CAUSA: L’ASSENTEISMO

Parliamo davvero di un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più e, in alcuni casi, quando l’assenteismo porta alla rottura del patto fiduciario con il datore di lavoro, diviene ‘giusta causa’ permettendo così di procedere al licenziamento del dipendente.

Capire quando questa pratica è in atto non è semplice, ma con l’ausilio di un professionista investigatore, il perimetro di questa pratica scorretta si può circoscrivere e farlo diventare prova a supporto del licenziamento da portare in tribunale.

Per evitare che il dipendente assenteista continui a gravare come costo sull’azienda si rende necessario sorvegliarlo per accertare che lo stesso, non stia simulando lo stato di malattia, magari svolgendo un altro lavoro contemporaneamente. Purtroppo le visite fiscali non sono sufficienti al monitoraggio di un dipendente che faccia uso di permessi per malattia in modo reiterato o eccessivo.

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