Demansionamento e mobbing: presupposti per il risarcimento

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mobbing e demansionamentoDemansionamento e mobbing: il caso di un datore condannato per la depressione del lavoratore privato degli aggiornamenti e assegnato a compiti marginali; il danno non patrimoniale viene calcolato sul 50 per cento dello stipendio lordo.

Se il datore di lavoro affida il dipendente a compiti marginali rispetto al bagaglio professionale da lui acquisito con gli studi e l’esperienza, privandolo degli aggiornamenti professionali, deve risarcirgli sia il danno biologico (per l’ansia e la depressione), sia quello morale.

In tali casi si parla di “demansionamento” ed esiste un’ampissima giurisprudenza a sostegno del lavoratore: adibire il dipendente a mansioni inferiori rispetto a quelle per le quali è stato assunto e formato – anche se ciò dipende da una sua incompatibilità ambientale – è un illecito (salvo opportune eccezioni, qualora necessario per conservare il posto di lavoro).

Da ultimo, il tribunale di Milano ha sostenuto che, in tali casi, il ristoro per la dequalificazione va calcolato sulla base del 50% dello stipendio lordo.

Attenzione: demansionamento non vuol dire mobbing, anche se i due illeciti potrebbero ben convivere nello stesso caso (come, appunto, in quello in commento, deciso dal giudice milanese).

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Fonte: laleggepertutti.it

Photo by Daniel Bobadilla

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