Intercettazioni telefoniche: cosa prevede la normativa italiana?

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Grazie alla tecnologia e alla sua costante evoluzione, intercettare comunicazioni telefoniche altrui è sempre più facile. Dispositivi per l’ascolto a distanza, cimici spia audio e software spia sono strumenti sempre più facili da reperire anche per i privati cittadini. Ma quando è consentito di effettuare questo tipo di intercettazioni? E quali sono le conseguenze per chi le effettua illegittimamente?

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Cosa sono le intercettazioni telefoniche?

Le intercettazioni telefoniche possono definirsi come la captazione, in modo occulto, di conversazioni tra soggetti che dialogano utilizzando il telefono. Rientrano nella categoria dei mezzi di ricerca della prova e sono ammesse, nel nostro ordinamento, a determinate condizioni e solo per mano di determinati soggetti. Vediamo, dunque, cosa prescrive la normativa italiana in tema di ricorso alle intercettazioni telefoniche.

Intercettazioni telefoniche: normativa italiana di riferimento

Nell’ordinamento italiano, la libertà e la segretezza delle comunicazioni sono diritti inviolabili tutelati dalla Costituzione (art. 15). Tali diritti possono trovare un limite solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla Legge. La libertà di comunicazione è tutelata inoltre anche a livello sovranazionale dall’art. 8 CEDU, secondo il quale non può esservi ingerenza della pubblica autorità nell’esercizio di tali diritti se non per poche e ben precise ragioni.

Chi può ricorrere alle intercettazioni telefoniche?

In particolare, in Italia, le intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni sono disciplinate dagli artt. 266-271 del codice di procedura penale. Secondo la Legge italiana, l’unico soggetto legittimato a intercettare chiamate è il pubblico ministero, che può avvalersi della collaborazione della polizia giudiziaria.

Ciò non vuol dire che il p.m. possa ricorrere a questo strumento in maniera indiscriminata. Perché le intercettazioni siano valide, infatti, occorre che egli chieda, ed ottenga, l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari. Quest’ultimo, inoltre, prima di concedere l’autorizzazione, deve valutare la sussistenza di gravi indizi di reato e l’assoluta indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini.

Se, per ragioni di particolare urgenza, si trovi costretto a iniziare l’attività di intercettazione senza autorizzazione, il pubblico ministero è tenuto a emettere un decreto motivato da sottoporre alla convalida del g.i.p. entro un massimo di 48 ore. La durata massima delle intercettazioni è di 15 giorni, prolungabili per altri 15 dal giudice per le indagini preliminari.

In quali casi sono ammesse le intercettazioni telefoniche?

Come accennato, le intercettazioni telefoniche sono un mezzo di ricerca della prova di reato. Il primo limite imposto dal nostro ordinamento al loro utilizzo è il tipo di reato per cui sono richieste. L’art. 266 del codice di procedura penale stila un elenco tassativo di tali reati, al di fuori dei quali il ricorso alle intercettazioni è illegittimo e inutilizzabile in Tribunale. Esistono inoltre dei limiti soggettivi all’uso delle intercettazioni: non è possibile ad esempio intercettare il Presidente della Repubblica, i parlamentari, i giudici costituzionali, o gli avvocati nelle conversazioni con i loro assistiti.

Come proteggersi dalle intercettazioni telefoniche

La facile reperibilità degli strumenti necessari a compiere intercettazioni fa sì che sempre più spesso queste siano svolte del tutto illegalmente anche da soggetti privati. Le motivazioni possono essere diverse, dallo spionaggio aziendale al timore di infedeltà coniugale. Qualora si abbia il sospetto di essere vittima di una intercettazione illegale, è possibile rivolgersi ad agenzie specializzate che, attraverso una specifica strumentazione, offrono servizi di bonifica ambientale.

P&P Investigazioni non si serve di intercettazioni telefoniche per lo svolgimento delle proprie indagini, nel pieno rispetto della normativa italiana.

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