Spiare cellulare del partner: Lecito o reato?

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La legge italiana tutela la privacy di ogni individuo, anche se si tratta di proteggere i propri segreti nel contesto di un rapporto coniugale. Uno dei principi su cui si basa questo diritto alla privacy è il cosiddetto principio di segretezza della corrispondenza, secondo il quale una missiva destinata ad una persona non può essere aperta da terzi, benché appartenenti al medesimo nucleo famigliare o legati da vincolo coniugale. In egual modo lo stesso principio viene esteso anche alle più recenti forme di corrispondenza, ovvero quelle veicolate attraverso le nuove tecnologie di comunicazione, come ad esempio e-mail, sms, chat di whatsapp e facebook messenger. Di conseguenza spiare il cellulare del partner è considerato a tutti gli effetti un reato dalla legge italiana.

spiare il cellulare del coniuge

Spiare il cellulare è reato: le sentenze

Recentemente la Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo che aveva strappato di mano lo smartphone alla propria fidanzata per controllarne i messaggi, le chat e le ultime chiamate ricevute ed effettuate allo scopo di provare un presunto tradimento subìto.

Il giudice, nella sentenza depositata in Cassazione (n. 24297-2016), ha ritenuto che spiare il cellulare di un’altra persona non solo incide sul fondamentale principio dell’auto-determinazione della persona nella sfera delle relazioni interpersonali, ma, si legge, “è una violazione del diritto di riservatezza”. Quindi impadronirsi di uno smartphone altrui per spiarne le conversazioni, ma anche spiare un cellulare a distanza, equivale ad un reato. Sebbene la difesa del marito avesse indicato che per la configurazione del reato di rapina mancasse il dolo (cioè l’intenzione di conseguire un ingiusto profitto e di recare danno), la condanna è stata esemplare: 1 anno e 8 mesi di reclusione.

Quando è lecito consultare il cellulare del partner

La scorsa estate un giudice del tribunale di Roma ha sentenziato che è lecito consultare il contenuto del cellulare del partner, leggendone messaggi, chat, registro chiamate, ecc., se quest’ultimo viene lasciato incustodito tra le mura domestiche. Da quanto emerge dalla sentenza (Tribunale Ordinario di Roma n. 6432-2016), per il giudice il principio di privacy subisce un notevole ridimensionamento in virtù del fatto che la coppia condivida la stessa abitazione; risulta pertanto naturale che il cellulare o il PC di uno dei coniugi siano esposti alla possibile consultazione da parte del partner convivente, ancorché senza espressa autorizzazione. In parole povere, se si accetta di condividere lo stesso tetto, si concede una sorta di manifestazione tacita di consenso alla visione dei dati privati da parte del coniuge.

Il discorso cambia se invece della consultazione di un cellulare sbloccato e incustodito, uno dei partner attui delle pratiche illecite come spiare un cellulare, tentare di forzarne la password, cercare di accedere ad un dispositivo personale o spiare il cellulare da pc. In tal caso si tratta di un’aperta violazione della privacy personale, e il coniuge che metta in opera tali provvedimenti può rischiare, come si è visto, di finire in manette.

Conclusioni

Sebbene la legge italiana sia molto chiara riguardo alla tutela della privacy personale di ogni cittadino, molto spesso l’ultima parola spetta al giudice che, analizzando caso per caso, e integrando alla supposta violazione della privacy anche altri eventuali illeciti commessi da una o da ambo le parti, decide a chi dei due contendenti dare ragione. Sovente questi giudizi sono parte di sentenze più complesse, a conclusione di processi di separazione e di divorzio, e assumono un ruolo fondamentale anche riguardo ad altre conseguenze, come la valutazione dell’assegno di mantenimento o l’assegnazione della tutela di eventuali figli minori ad uno dei due coniugi.

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