Telecamere sul posto di lavoro: cos’è cambiato con il Jobs Act?

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Il tema della legittimità dell’installazione di telecamere sul posto di lavoro è da sempre molto controverso. In passato lo statuto dei lavoratori poneva al datore di lavoro un divieto assoluto di installare telecamere in ufficio. Con il Jobs Act questa posizione si è parzialmente ammorbidita, ammettendo la videosorveglianza luoghi di lavoro, anche se solo in determinati casi e sempre con adeguate garanzie a tutela dei lavoratori.

telecamere sul posto di lavoro

È lecito installare le telecamere sul posto di lavoro?

In tema di telecamere, Jobs Act ne ammette l’installazione da parte del datore di lavoro solo in caso di esigenze organizzative e produttive, per necessità di garantire la sicurezza del lavoro o per tutelare il patrimonio aziendale. Nel caso in cui si verifichi una delle condizioni appena elencate (e qualora il posizionamento di tali telecamere interferisca con la privacy dei dipendenti), il datore di lavoro che intenda posizionare delle telecamere dovrà preventivamente stipulare un accordo collettivo con le rappresentanze sindacali. Qualora non riesca ad ottenere tale accordo, sarà necessario ottenere l’autorizzazione preventiva della Direzione territoriale del lavoro competente per territorio. In assenza di accordo o autorizzazione, l’installazione di telecamere in ufficio è illegale.

Accordo sindacale o preventiva autorizzazione: quando si può farne a meno

Ci sono alcuni dispositivi per la cui installazione non è necessario il previo accordo sindacale (o la previa autorizzazione). Si tratta di quelli usati dal lavoratore per adempiere la prestazione lavorativa (come ad esempio smartphone, tablet, computer o navigatori) oppure degli strumenti di rilevazione degli accessi e delle presenze (come ad esempio le macchine per la lettura dei badge). Naturalmente, la libertà concessa di installare tali strumenti senza autorizzazione viene meno se il datore di lavoro li utilizza per controllare l’adempimento della prestazione lavorativa. In tali casi, dunque, il datore dovrà comunque munirsi dell’accordo sindacale o dell’autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro. Altro caso in cui è possibile l’installazione di telecamere sul luogo di lavoro senza autorizzazione è quando queste non interferiscano in alcun modo sulla privacy dei dipendenti (ad esempio perché puntate su un ambiente cui i dipendenti non hanno accesso o in cui non hanno motivo di recarsi).

Videosorveglianza: normativa e sanzioni previste

In caso di violazione da parte del datore di lavoro di una delle regole descritte, occorre rifarsi non solo al Jobs Act ma anche al codice della privacy e allo statuto dei lavoratori. Le sanzioni previste sono l’ammenda da 154 euro a 1.549 euro o l’arresto da 15 giorni a un anno. A seconda della gravità del caso e del patrimonio del datore di lavoro, il giudice può disporre anche l’applicazione combinata delle due sanzioni o aumentare l’ammenda fino al quintuplo. È, dunque, evidente quanto il ricorso a sistemi di videosorveglianza illegittimi possa essere controproducente per il datore di lavoro, il quale potrebbe di certo ottenere risultati migliori rivolgendosi, ad esempio, ad agenzie investigative specializzate in indagini aziendali, in grado di suggerire i giusti strumenti cui ricorrere.

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