Eredità su Facebook: cosa succede al tuo account se muori?

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eredità su facebookOltre all’eredità materiale, a breve dovremo fare i conti anche con l’eredità digitale e con le tracce che i nostri parenti, prima della dipartita, hanno lasciato sul web.

Sembra un problema di poco conto e, invece, di tanto dovranno a breve occuparsi professionisti “ad hoc”.

Di certo, per chi muore, l’ultimo problema è pensare al proprio profilo e all’ eredità su Facebook: a cosa ne sarà delle proprie credenziali di accesso, delle foto pubblicate e di quelle che gli altri pubblicheranno, delle conversazioni rimaste nella messaggeria, dei tag e di tutto ciò che continuerà ad avvenire sulla propria bacheca. Tuttavia, per chi resta, l’eco online del parente scomparso può essere, oltreché dolorosa, assai problematica da gestire. Se i familiari non conoscono le password di accesso all’account, infatti, troveranno impossibile la sua disattivazione definitiva.

Per chiudere il profilo social aperto in vita da ognuno di noi, ed evitare così la triste conseguenza che la propria pagina diventi solo un lucernario di frasi commemorative, si può ricorrere al cosiddetto “mandato post mortem”. Si tratta di un atto notarile con cui si conferisce, a un terzo soggetto di nostra fiducia, il potere – e la delega – ad agire in nostro conto per chiudere tutti gli account rimasti aperti, indicandogli le istruzioni su cosa fare in caso di decesso.

Come detto, però, il problema dell’eredità digitale è più per chi rimane che per chi se ne va. E così è verosimile che in pochi si preoccupino di andare dal notaio per conferire il suddetto mandato.

E allora non resta che affidarsi agli strumenti offerti da Facebook. Il social network di Zuckerberg prevede due possibilità alternative: o la chiusura dell’account oppure la sua trasformazione in un account commemorativo.

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Fonte: laleggepertutti.it

Oltre all’eredità materiale, a breve dovremo fare i conti anche con l’eredità digitale e con le tracce che i nostri parenti, prima della dipartita, hanno lasciato sul web.

Sembra un problema di poco conto e, invece, di tanto dovranno a breve occuparsi professionisti “ad hoc”.

 

Di certo, per chi muore, l’ultimo problema è pensare al proprio profilo di Facebook: a cosa ne sarà delle proprie credenziali di accesso, delle foto pubblicate e di quelle che gli altri pubblicheranno, delle conversazioni rimaste nella messaggeria, dei tag e di tutto ciò che continuerà ad avvenire sulla propria bacheca. Tuttavia, per chi resta, l’eco online del parente scomparso può essere, oltreché dolorosa, assai problematica da gestire. Se i familiari non conoscono le password di accesso all’account, infatti, troveranno impossibile la sua disattivazione definitiva.

 

Per chiudere il profilo “social” aperto in vita da ognuno di noi, ed evitare così la triste conseguenza che la propria pagina diventi solo un lucernario di frasi commemorative, si può ricorrere al cosiddetto “mandato post mortem”. Si tratta di un atto notarile con cui si conferisce, a un terzo soggetto di nostra fiducia, il potere – e la delega – ad agire in nostro conto per chiudere tutti gli account rimasti aperti, indicandogli le istruzioni su cosa fare in caso di decesso.

 

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Come detto, però, il problema dell’eredità digitale è più per chi rimane che per chi se ne va. E così è verosimile che in pochi si preoccupino di andare dal notaio per conferire il suddetto mandato.

 

E allora non resta che affidarsi agli strumenti offerti da Facebook. Il social network di Zuckerberg prevede due possibilità alternative: o la chiusura dell’account oppure la sua trasformazione in un account commemorativo.

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Oltre all’eredità materiale, a breve dovremo fare i conti anche con l’eredità digitale e con le tracce che i nostri parenti, prima della dipartita, hanno lasciato sul web.

Sembra un problema di poco conto e, invece, di tanto dovranno a breve occuparsi professionisti “ad hoc”.

 

Di certo, per chi muore, l’ultimo problema è pensare al proprio profilo di Facebook: a cosa ne sarà delle proprie credenziali di accesso, delle foto pubblicate e di quelle che gli altri pubblicheranno, delle conversazioni rimaste nella messaggeria, dei tag e di tutto ciò che continuerà ad avvenire sulla propria bacheca. Tuttavia, per chi resta, l’eco online del parente scomparso può essere, oltreché dolorosa, assai problematica da gestire. Se i familiari non conoscono le password di accesso all’account, infatti, troveranno impossibile la sua disattivazione definitiva.

 

Per chiudere il profilo “social” aperto in vita da ognuno di noi, ed evitare così la triste conseguenza che la propria pagina diventi solo un lucernario di frasi commemorative, si può ricorrere al cosiddetto “mandato post mortem”. Si tratta di un atto notarile con cui si conferisce, a un terzo soggetto di nostra fiducia, il potere – e la delega – ad agire in nostro conto per chiudere tutti gli account rimasti aperti, indicandogli le istruzioni su cosa fare in caso di decesso.

 

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Come detto, però, il problema dell’eredità digitale è più per chi rimane che per chi se ne va. E così è verosimile che in pochi si preoccupino di andare dal notaio per conferire il suddetto mandato.

 

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Sembra un problema di poco conto e, invece, di tanto dovranno a breve occuparsi professionisti “ad hoc”.

 

Di certo, per chi muore, l’ultimo problema è pensare al proprio profilo di Facebook: a cosa ne sarà delle proprie credenziali di accesso, delle foto pubblicate e di quelle che gli altri pubblicheranno, delle conversazioni rimaste nella messaggeria, dei tag e di tutto ciò che continuerà ad avvenire sulla propria bacheca. Tuttavia, per chi resta, l’eco online del parente scomparso può essere, oltreché dolorosa, assai problematica da gestire. Se i familiari non conoscono le password di accesso all’account, infatti, troveranno impossibile la sua disattivazione definitiva.

 

Per chiudere il profilo “social” aperto in vita da ognuno di noi, ed evitare così la triste conseguenza che la propria pagina diventi solo un lucernario di frasi commemorative, si può ricorrere al cosiddetto “mandato post mortem”. Si tratta di un atto notarile con cui si conferisce, a un terzo soggetto di nostra fiducia, il potere – e la delega – ad agire in nostro conto per chiudere tutti gli account rimasti aperti, indicandogli le istruzioni su cosa fare in caso di decesso.

 

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Come detto, però, il problema dell’eredità digitale è più per chi rimane che per chi se ne va. E così è verosimile che in pochi si preoccupino di andare dal notaio per conferire il suddetto mandato.

 

E allora non resta che affidarsi agli strumenti offerti da Facebook. Il social network di Zuckerberg prevede due possibilità alternative: o la chiusura dell’account oppure la sua trasformazione in un account commemorativo.

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