Equitalia: come liberare da ipoteca e pignoramento la casa in eredità

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Pignoramento casa in eredità

La semplice accettazione tacita dell’eredità non consente ad Equitalia l’espropriazione l’immobile ereditato: è necessario un atto redatto da un notaio o una scrittura privata autenticata.

Buone notizie per chi sta subendo (o, eventualmente, subirà) un procedimento di espropriazione forzata, da parte di Equitalia, su un bene ricevuto in eredità. Infatti, secondo la sentenza n. 11638 della Cassazione che, per la sua importanza, sarà da oggi tenuta a riferimento per tutti i casi simili, l’Agente della riscossione non può pignorare un bene divenuto di proprietà del contribuente-debitore solo a seguito, da parte di questi, di “accettazione tacita” dell’eredità.

Infatti, la semplice accettazione tacita dell’eredità, quando effettuata con un atto che non può essere trascritto nei pubblici registri immobiliari – come la richiesta di voltura catastale o la denuncia di successione presentata dal debitore – non basta per legittimare il pignoramento sulla casa o altro immobile. Al contrario, per pignorare l’immobile del contribuente è necessario che Equitalia dimostri, con un atto pubblico, che il debitore abbia accettato l’eredità e, quindi, ne sia divenuto proprietario a tutti gli effetti. In pratica, la validità dell’eredità deve necessariamente risultare da un atto redatto dal notaio oppure da una scrittura privata autenticata.

Quindi, se non lo ha fatto il contribuente, dovrà essere Equitalia a richiedere, a propria cura e spese, la trascrizione di quell’atto: diversamente non potrà procedere all’espropriazione della casa in eredità e l’eventuale pignoramento potrà essere opposto con un ricorso in tribunale, mettendo al sicuro l’immobile.

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Fonte: laleggepertutti.it

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