Patto di non concorrenza impresa-dipendente: in cosa consiste

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Il Patto di non concorrenza è regolato dall’articolo 2125 del Codice Civile (obbligo di fedeltà) che lo definisce testualmente come “il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo”.

In sostanza, il patto di non concorrenza è una tutela che la legge offre alle imprese, al fine di preservare il loro know-how e di difendersi da comportamenti di infedeltà di soci e dipendenti che possano mettere la loro esperienza lavorativa e le nozioni di cui sono a conoscenza al servizio di un’impresa concorrente, creando così i presupposti per il verificarsi di atti di concorrenza sleale, agevolata cioè da informazioni ottenute illegalmente.

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Patto di non concorrenza: quando si usa

L’esigenza di ricorrere al patto di non concorrenza si manifesta soprattutto nei confronti di dirigenti e dipendenti di alto livello, che abbiano accesso ai dati aziendali e commerciali. Con il patto di non concorrenza, l’impresa si tutela quindi affinché tali informazioni non vengano diffuse anche successivamente al termine del rapporto di lavoro, per un periodo di tempo concordato in sede di assunzione, al fine di estendere l’obbligo di non concorrenza già previsto per legge dall’articolo 2105 del Codice Civile, valido esclusivamente per la durata del rapporto di lavoro (nel caso in cui il lavoratore dovesse violare l’obbligo di fedeltà imposto in sede contrattuale, il datore di lavoro potrebbe intraprendere nei suoi confronti un procedimento disciplinare che, nei casi più gravi, potrebbe portare al licenziamento).

In tal modo è possibile minimizzare il rischio di subire concorrenza sleale da parte di altre imprese anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro con un dipendente in possesso di dati tecnici e commerciali particolarmente rilevanti.

Patto di non concorrenza: requisiti

Oltre a tutelare il datore di lavoro, la legge che regolamenta il patto di non concorrenza prevede il rispetto di alcuni diritti anche per la parte del lavoratore dipendente. A tal proposito sono stati introdotti i seguenti quattro requisiti obbligatori:

  1. obbligo della forma scritta;
  2. durata massima non superiore a quella prevista per legge (5 anni per i dirigenti e 3 anni per le altre categorie);
  3. limitazione di luogo, tempo e oggetto non esclusive;
  4. l’onerosità del contratto: il datore deve corrispondere una maggiorazione percentuale della retribuzione, evidenziata a parte nel contratto di assunzione, per tutta la durata del rapporto di lavoro, proporzionale alla durata, estensione territoriale e di oggetto dell’obbligo di non concorrenza. La contrattazione collettiva in questo senso non provvede a individuare dei massimali e dei parametri di valutazione di dette indennità, uniformi a livello nazionale;

Inoltre, il patto di non concorrenza deve garantire al lavoratore:

  1. la capacità redditizia, di assicurarsi un guadagno idoneo alle proprie esigenze di vita;
  2. le potenzialità professionali, non risultando compromettente per la carriera e il diritto a migliorare le proprie condizioni di lavoro;
  3. la coerenza dell’impiego con la professionalità, sia quella acquisita durante gli studi che nelle esperienze lavorative pregresse;

In caso di contenzioso, qualora il giudice dovesse ravvisare la non sussistenza di una o più di queste condizioni, potrebbe giungere a dichiarare nullo il patto di non concorrenza tra dipendente e impresa.

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