Tra Impresa e Dipendente: il Patto di Non Concorrenza come forma di Tutela

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

A cosa serve il Patto di non concorrenza? Esiste un prezioso patrimonio all’interno delle Imprese, perlopiù intangibile. Questo patrimonio è fatto di Know-How, di relazioni con i clienti, di conoscenze dirette e indirette dei mercati di riferimento, di tutele brevettuali, di scelte fatte, di errori e soluzioni scovate negli anni di attività. Si tratta di un vero e proprio patrimonio strategico-cognitivo che definisce il vero valore aggiunto dell’impresa. Sempre più spesso, è tutto questo a rendere le Aziende uniche e distintive, capaci di rendersi concorrenziali e performanti in mercati complessi e affollati nei quali le leve del prezzo e della qualità non sono più sufficienti a realizzare i risultati.

patto di non concorrenza

Inevitabilmente, l’insieme del ‘sapere’ di un’Impresa deve essere trasferito in capo ai dipendenti della stessa. Ed è proprio qui, che nasce la necessità da parte del datore di lavoro di affidarsi ad uno strumento tecnico-giuridico che possa tutelare questo trasferimento di conoscenze, verso una possibile concorrenza sleale.

Patto di non concorrenza, cos’è nel dettaglio

In sostanza è necessaria una garanzia per l’Impresa (datore di lavoro), in permanenza di un rapporto di lavoro subordinato, verso possibili atti di concorrenza sleale del dipendente. Questo garanzia è data dal ‘Patto di non concorrenza’ o meglio – come da art- 2015 del Codice Civile – ‘Obbligo di fedeltà”. Codice Civile che recita testualmente: «ll prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio. La violazione dell’obbligo di fedeltà da parte del lavoratore può instaurare un procedimento disciplinare nei suoi confronti , come stabilito dall’art.7 della legge 300/1970 e, nei casi più gravi, portare al licenziamento del dipendente».

In generale l’”Obbligo di fedeltà”, sancito dal Codice Civile, cessa al terminare del rapporto di lavoro ma, al tempo stesso, si ammette la possibilità di stipulare accordi che, per un determinato periodo di tempo, possano limitare l’azione dell’ex-dipendente. Anche in questo caso la legge sancisce che l’accordo diventi nullo «se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo. La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi»

Concorrenza Sleale

Cerchiamo di vedere nel dettaglio quando si configurano atti di concorrenza sleale da parte di un dipendente:

  1. Divieto di concorrenza: il divieto di trattare per conto proprio o di terzi affari in concorrenza con l’imprenditore
  2. Obbligo di riservatezza o segretezza: il divieto di divulgare notizie riservate, riguardanti l’organizzazione e la produzione aziendale

Nello specifico si tende a ravvisare la violazione del patto di non concorrenza tutte le volte che il dipendente metta in atto comportamenti contrari agli interessi dell’Impresa.

Con quali conseguenze? Si va da un provvedimento disciplinare a – nei casi più gravi –  il licenziamento per giusta causa, con la possibilità di procedimenti risarcitori a carico del dipendente, per i danni provocati all’impresa.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Rispondi