Contraffazione del marchio nella rete e riservatezza delle informazioni: i profili processuali

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La rete internet e le nuove tecnologie legate all’utilizzo dei dati informatici entrano più volte in contatto anche con gli istituti più tradizionali della proprietà industriale e intellettuale. In particolare, facendo riferimento alla materia brevettuale, la rete internet ha allargato i confini dello stato della tecnica, sia sotto il profilo del maggior numero di potenziali anteriorità invalidanti reperibili sia sotto il profilo di una maggiore facilità di predivulgazione di un’invenzione da parte dello stesso titolare del brevetto.

La rete internet ha, dunque, allargato il novero di ciò che è in grado di invalidare una successiva domanda di brevetto, perché non più nuova ed originale. Occorre, allora, un’adeguata e ponderata valutazione del valore probatorio dei documenti reperiti tramite internet con riferimento all’attendibilità non solo della datazione, ma anche del contenuto degli stessi, nonché un attento esercizio della facoltà di disconoscimento da parte del soggetto contro cui i suddetti documenti vengono fatti valere.

Tale valutazione è necessaria anche nell’àmbito delle consulenze tecnico-brevettuali, con la conseguenza che la documentazione, che venga reperita direttamente dal consulente tramite internet,deve essere sempre sottoposta alle parti con tempestività per dare modo a queste ultime di prendere adeguata posizione.

La rete internet ha poi agevolato diverse posizioni processuali anche in materia di marchi: nel caso della prova dell’estensione del preuso di un segno di fatto, nel caso della prova della notorietà di un marchio per usufruire della tutela ultramerceologica, nel caso della prova dell’uso effettivo del segno al fine di evitarne la decadenza. Sempre in materia di marchi è stato proprio l’uso dell’altrui segno distintivo notorio attraverso la rete internet ad indurre la giurisprudenza comunitaria ad allargare le funzioni del marchio, così accostando alla funzione tradizionale di indicatore d’origine anche la funzione pubblicitaria e la funzione di investimento.

L’utilizzo e la contraffazione del marchio altrui attraverso la rete internet ha poi confini potenzialmente illimitati e suscettibili di un’espansione mai facilmente prevedibile ab origine: il che può andare ad incidere sull’estensione territoriale dei provvedimenti che vengono richiesti e comminati dai tribunali nazionali e comunitari, nonché sulla specifica valutazione del periculum in mora ai fini della concessione di provvedimenti cautelari. L’interferenza della rete internet e delle tecnologie legate all’informatica è quindi massima anche rispetto alla tutela secondo il diritto d’autore, posto che viene ricondotta principalmente a quella sede la tutela del codice sorgente di un software.

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Fonte: filodiritto.com – Giovanni Ciccone

Photo by  Christopher Dombres
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