Concorrenza sleale per sviamento della clientela: che cos’è e come difendersi

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La nozione di concorrenza sleale è molto ampia. Può riferirsi ad atti compiuti da un imprenditore nei confronti di un altro, ad atti di un dipendente contro l’azienda per cui lavora o anche a quelli di un ex dipendente a danno dell’ex datore di lavoro. La concorrenza sleale per sviamento della clientela, in particolare, si verifica quando si tenti di rubare la clientela a un’azienda con metodi scorretti, generalmente sfruttando informazioni riservate di cui si è a conoscenza grazie a un rapporto di lavoro ancora in corso o da poco interrotto con l’azienda stessa. Questi comportamenti non sempre sono classificabili come atti di concorrenza sleale e non sempre, dunque, sono punibili. Occorre, innanzitutto, distinguere il “tradimento” del dipendente da quello dell’ex dipendente.sviamento clientela ex dipendente

Concorrenza sleale: sviamento clientela dal dipendente

Sono certamente qualificabili come atti di concorrenza sleale quelli compiuti dal lavoratore dipendente che fornisca ad altra azienda (concorrente di quella presso cui presta servizio) informazioni riservate delle quali sia a conoscenza in ragione del proprio impiego. Cedendo tali informazioni, il lavoratore agevola lo sviamento di clientela. In tal caso, il datore di lavoro ha ogni diritto di licenziare il dipendente traditore e di rivalersi su di lui per i danni (che dovrà provare) subiti a causa della condotta sleale. Il lavoratore, infatti, finché alle dipendenze di una determinata azienda, è vincolato da un generale obbligo di fedeltà nei confronti di questa. Non v’è dubbio quindi che lo sviamento di clientela da parte del dipendente sia punibile e possa determinare un danno risarcibile.

Concorrenza sleale ex dipendente: è necessario il patto di non concorrenza

Diversa è la situazione se a “tradire” la fiducia dell’azienda sia un ex dipendente. In tal caso, infatti, potrà parlarsi di atti di concorrenza sleale solo quando tra ex datore di lavoro ed ex dipendente sia stato stipulato un patto di non concorrenza. Attraverso questo patto, infatti, il lavoratore, in cambio di un compenso, si impegna a non esercitare un’attività imprenditoriale concorrenziale al termine del contratto di lavoro subordinato. In assenza del patto di non concorrenza, in virtù del principio della libera iniziativa economica, nulla impedisce all’ex dipendente di avviare un’attività utilizzando tutte le informazioni, i contatti e le competenze acquisite durante il precedente impiego.

Come difendersi dalla concorrenza sleale

Dunque, quando il dipendente di un’azienda (o l’ex dipendente che abbia firmato un patto di non concorrenza) ponga in essere atti di concorrenza sleale, il datore di lavoro può agire per ottenere, a seconda dei casi, il risarcimento del danno eventualmente subito, la restituzione della somma versata a titolo di indennizzo per il patto di non concorrenza o il divieto della prosecuzione delle attività concorrenziali in questione. Naturalmente, l’azienda che intenda agire in giudizio contro il dipendente (o ex dipendente) traditore dovrà essere in grado di fornire prove adeguate (e ottenute legalmente) sull’attività concorrenziale posta in essere. A tale scopo può essere utile rivolgersi a un’agenzia investigativa specializzata in investigazioni aziendali che possa raccogliere, in maniera discreta e legittima, tutte le prove utili in giudizio.

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