Ti amo ma ti spio: cellulare e tradimento

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cellulare e tradimento

Amore, cellulare e tradimento

«Chiunque sia sospettoso invita al tradimento», diceva Voltaire. L’illuminista francese, però, viveva in un’epoca senza internet e smartphone, rilevatori Gps e software spia, senza tutte quelle piccole diavolerie digitali che oggi rendono più facile scoprire se il più terribile dei sospetti sia fondato. Una manna per l’insicuro cronico, sempre sul chi va là, che può improvvisarsi detective privato con un download.

Tempi duri per il fedifrago 2.0, ossessionato dalle infinite tracce digitali che le sue scappatelle possono lasciare. E così lo spauracchio non è più la macchia di rossetto sul colletto della camicia ma il terrore che il partner tradito scopra chat e messaggini, entità virtuali mai eliminabili del tutto e sempre in agguato per trasformarsi di colpo in prove schiaccianti molto reali.

Tornando a Voltaire, se fosse vero che il sospetto è il padre del tradimento, l’ultima tendenza in fatto di controllo remoto del partner sarebbe destinata a generare una pandemia di divorzi e separazioni. Si tratta delle applicazioni che permettono la condivisione totale di conversazioni e messaggi tra gli smartphone della coppia. Una delle più popolari è mCouple, più di 100mila download, un servizio di sincronizzazione che permette di «leggere» tutte le comunicazioni del partner.

La società inglese mSpy l’aveva ideata per il controllo degli adolescenti difficili da parte dei genitori preoccupati dalle insidie della rete, ma c’è voluto poco a capire che l’algoritmo poteva avere utilizzi alternativi e più redditizi. L’app offre così un aiutino tecnologico alla fiducia reciproca ma che presuppone il consenso di entrambi i partner. Diverso il discorso quando a ricorrere allo spionaggio fai da te è solo il potenziale tradito.

Dal Brasile è tornata, dopo qualche problema legato alla privacy, Boyfriend Tracker (per inciso, il solo riferimento alle infedeltà dei maschietti è quantomeno poco politically correct…). Si tratta di un’app da installare sullo smartphone del partner a sua insaputa – ecco il motivo delle vicissitudini legali: è reato, in Brasile come qui da noi – e che permette di avere accesso a sms, chat, e-mail, ma anche all’archivio dei file presente nel telefono. Stesso discorso per SpyBubble e mSpy, programmi da cellulare che permettono di sapere tutto, megabyte di certezze che si portano dietro il rischio di una causa per violazione della privacy oltre che, ça va sans dire, di un divorzio.

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Fonte: iltempo.it – Davide Di Santo

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