Cos’è il periodo di comporto e come si calcola il suo superamento

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periodo di comporto

Tutte le volte in cui un lavoratore dipendente è assente dal lavoro per malattia ha diritto a non esser licenziato per un periodo definito dai C.C.N.L. o dagli usi, detto “periodo di comporto”.

Il lavoratore, se in malattia, non può essere licenziato. Il periodo durante il quale al datore di lavoro viene impedito appunto di espellere il dipendente malato si chiama “periodo di comporto”. Dunque, in tale frangente, al lavoratore è garantito il mantenimento del posto di lavoro e l’identica retribuzione economica.

Esistono però tre eccezioni in cui il lavoratore può esser licenziato anche durante il periodo di comporto. Esse sono:

1) licenziamento per giusta causa: ossia quello determinato da una condotta del dipendente così grave da spezzare il legame di fiducia che lo lega al datore e, quindi, da rendere impossibile qualsiasi prosecuzione del rapporto;

2) licenziamento per giustificato motivo oggettivo dovuto a sopravvenuta impossibilità della prestazione lavorativa;

3) licenziamento per cessazione totale dell’attività di impresa.

Fuori da questi tre casi, se il datore di lavoro licenzia il lavoratore prima della scadenza del periodo di comporto il provvedimento è illegittimo e può essere impugnato davanti al giudice.

La durata del periodo di comporto è stabilita dai contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (C.C.N.L.) oppure dagli usi.

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Fonte: laleggepertutti.it
Photo by Andrés Nieto Porras
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