Assenteismo Dipendenti Pubblici: Tolleranza Zero

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L’Assenteismo dei dipendenti pubblici è senza dubbio uno degli argomenti di più stretta attualità. Esiste ormai un’ampia letteratura di casi di assenteismo impuniti e non manca giorno in cui non si ricevano dagli organi di informazione notizie più o meno eclatanti che circoscrivono il fenomeno. Dal dipendente pubblico che firma per sé (o per i colleghi) il cartellino senza andare in ufficio, fino a quei dipendenti che, in accordo con il proprio medico, riescono a eludere il proprio impegno lavorativo. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno non solo Italiano, ma che certamente in Italia è diventato di proporzioni preoccupanti. Anche se i più recenti dati emessi dalla Ragioneria dello Stato (2015) segnalano un leggero miglioramento rispetto al 2014, il Gap storico tra pubblico e privato rimane sensibile. Proprio per queste ragioni, il 2017 è da considerarsi l’anno nel quale il Governo ha deciso di attuare una politica di ‘tolleranza zero’ con la riforma sul pubblico impiego della Ministra Madia.

assenteismo dipendenti pubblici

Assenteismo: Distinguiamo

Perché siamo arrivati a questo punto? Perché è stato necessario un decreto specifico per questo tema? Facciamo un passo indietro e vediamo cosa si intende per Assenteismo sul lavoro. Con il termine di Assenteismo ci si riferisce ad un fenomeno sociale che concerne il comportamento dei lavoratori che, in maniera reiterata, si assentano dal proprio luogo di lavoro. È chiaro che, l’incapacità di prestare il proprio lavoro per un periodo di tempo (temporaneo o prolungato), non è da intendersi sempre e comunque un fatto da sanzionare. Occorre dunque, in maniera preliminare, distinguere tra quei casi di ‘assenteismo sul lavoro involontario’, del tutto legittimi a quelli di ‘assenteismo sul lavoro volontario’ che qui maggiormente abbiamo analizzato.

Assenteismo dei Dipendenti Pubblici e Licenziamento per Assenza Ingiustificata tra Indagini e Sanzioni

Si tratta – nel 2015 –  di 126 milioni di giornate di assenza registrate da tutto il comparto Pubblico con una media per lavoratore di 9,8 giornate. Un fenomeno che, per il Ministro della Pubblica Amministrazione, va subito emarginato e combattuto. Nello specifico, dichiara: «Se ti ho filmato che timbri per un altro, se timbri e vai a fare un altro lavoro oppure te ne torni a casa tua cosa c’è da difendersi? Etica vuole che in 48 ore sei fuori dalla Pubblica Amministrazione senza retribuzione». Il governo insomma ha deciso per il pugno duro. Chiaro che, per applicare una sanzione così netta, ci si deve trovare sostanzialmente in flagranza di reato. Le prove, come dice la stessa Ministra Madia, dovranno essere “schiaccianti”.  Non da ultimo, si contempla anche una possibile azione di responsabilità per danni all’immagine arrecati alla Pubblica Amministrazione; nel testo originale del decreto si legge che, il dipendente colpevole potrebbe esser tenuto a risarcire allo Stato i danni di immagine, definibili in almeno sei mesi di stipendio. Ovviamente, questa modalità dovrà essere valutata caso per caso dal giudice preposto.

In ogni caso, attraverso uno sguardo più approfondito, è possibile scorgere le non poche incongruenze di questo provvedimento sull’assenteismo dei dipendenti pubblici a ‘tolleranza zero’ che, se da un lato ha il merito di aver inciso tempestivamente per far fronte ad un problema sulla bocca di tutti e fin troppo radicato nelle pieghe del paese, dall’altro fa presupporre una soluzione un po’ troppo sbrigativa e quindi non priva di possibili incagli in fase di dimostrazione della prova certa. Ricorrere ad un professionista, in grado di disporre gli opportuni controlli, permetterà di evitare possibili tranelli procedurali, aumentando l’efficacia di una potenziale indagine nella ricerca di chi, per un mal costume del tutto Italiano, intende la Pubblica Amministrazione come un ‘datore di lavoro’ raggirabile.

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