Affidamento figlio disabile maggiorenne: il giudice può decidere solo sul mantenimento

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

affidamento disabile

Il giudice non può decidere sull’affidamento figlio disabile maggiorenne

La semplice disabilità non pregiudica la capacità di intendere e volere, salvo sia accertata in autonomo giudizio.

Il figlio disabile che sia divenuto maggiore d’età si presume capace di intendere e di volere; pertanto, nel giudizio di separazione, il giudice non ha il potere di decidere sul suo affidamento, ma solo sull’eventuale diritto al mantenimento. In buona sostanza, allorché il disabile abbia compiuto 18 anni, i soli aspetti che il giudice della separazione potrà disciplinare per la sua successiva assistenza sono solo quelli patrimoniali e non già quelli personali, come l’affidamento e il diritto di visita (circostanze che rilevano, invece, solo per i figli minorenni).

È noto che i genitori, coniugati o meno, hanno il dovere di assistere moralmente e materialmente i propri figli, fornendo loro il necessario mantenimento e impartendo la opportuna istruzione ed educazione in linea con le inclinazioni naturali di ciascuno.

Tale responsabilità dei genitori, tuttavia, viene meno quando i figli diventano maggiorenni.

Eccezione a questo principio è prevista, tuttavia, quando il figlio sia portatore di un grave handicap, perché in tal caso la legge prevede che debbano applicarsi integralmente al disabile divenuto maggiorenne le norme previste in favore dei figli minori. In altre parole, sul genitore del figlio maggiorenne disabile persistono gli obblighi previsti nei confronti del figlio minore.

La parificazione tra minore e portatore di handicap riguarda, tuttavia, solo gli aspetti patrimoniali del rapporto genitoriale (cioè quelli relativi al mantenimento economico) e non quelli relativi all’affidamento, condiviso o esclusivo che sia.

È quanto chiarisce il Tribunale di Torino in una pronuncia che si muove in linea con un principio già espresso in passato dalla giurisprudenza.

Il figlio maggiorenne – anche se con una grave disabilità – si presume in grado di decidere in maniera autonoma delle proprie questioni personali (come, ad esempio, quella della scelta di convivere con l’uno o l’altro genitore o, anche, di vivere per conto proprio). Può ben darsi, infatti, che l’handicap grave del figlio sia solo fisico, e quindi non incida sulla sua capacità di intendere e di volere.

Continua a leggere >

Fonte: laleggepertutti.it – Maria Elena Casarano

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

Rispondi